Avvoltoi su L’Aquila

Hic manebimus optime (Qui staremo benissimo)

Hic manebimus optime (Qui staremo benissimo)

Berlusconi ne sta preparando un’altra delle sue: il G8 a L’Aquila.

Naturalmente,

“si tratta di un forte segnale per il rilancio di zone così duramente colpite”.

In effetti, le zone colpite dal terremoto hanno urgente bisogno di grandi investimenti per la ricostruzione. Ma c’è qualcosa che mi sfugge…

Gli abitanti hanno bisogno che siano costruite abitazioni. Il G8 invece ha bisogno di centri congressi e alberghi per ospitare le centinaia o migliaia di persone coinvolte nell’evento. Inoltre, secondo il Presidente del Consiglio, gli alberghi dovrebbero essere la soluzione abitativa (spero che intenda “temporanea”) per i vacanzieri delle tendopoli, che si vedranno sfrattare dai nuovi vacanzieri delegati con le loro corti.

Le imprese edili abruzzesi hanno bisogno di ottenere contratti per la ricostruzione, per rimettere in moto l’economia locale. Ma sembra che in Sardegna, dove era stata precedentemente scelta la località per il G8, gli appalti non abbiano favorito l’economia del posto, ma i soliti noti. Dobbiamo forse aspettarci di vedere l’Impregilo capolista negli appalti per la ricostruzione dell’ospedale aquilano?

Le istituzioni dell’Abruzzo e le Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco hanno bisogno di concentrare tutte le loro energie nella gestione delle zone devastate e dei terremotati. Il G8 potrebbe portare a L’Aquila migliaia di persone a manifestare contro la globalizzazione, come accadde a Genova nel 2001 o in occasione dell’ultimo G20 a Londra.

L’Aquila ha bisogno del G8? Forse è il candidato Silvio Berlusconi ad avere bisogno de L’Aquila.

Terremoto elettorale

tg5Ho visto il terremoto in Abruzzo attraverso il filtro del TG5 dementanizzato.

Ogni giorno Berlusconi si mostra vicino alla popolazione terremotata.

A Casini è impedito (o sconsigliato) di recarsi nella zona per evitare il disagio che la visita di un politico genererebbe.

Persino Benedetto XVI evita di andare personalmente, quasi non volesse oscurare la presenza costante di Berlusconi.

Fassino va a rendersi conto della situazione, ma quasi di nascosto. Vengo a sapere che anche Bersani visita L’Aquila solo grazie ad un mio fugace blitz sul TG3.

Tutto ciò accade a poche settimane dalle elezioni europee (in cui Silvio Berlusconi è candidato) e amministrative. Tutto ciò mi puzza tanto di bandierina sull’Abruzzo.

Ma, forse, questo mio sospetto deriva dal fatto di aver subito il TG5 come unica fonte di informazione.

Potere di vita e di morte

"Pollice Verso" di Jean-Léon Gérôme

"Pollice Verso" di Jean-Léon Gérôme

Silvio Berlusconi sta tentando di acquisire il potere di vita e di morte sui suoi sudditi, ossia le persone che vivono in Italia.

Il potere di vita su Eluana Englaro, che non avrebbe voluto che il suo corpo fosse tenuto in funzione a oltranza, ma a tale destino si vorrebbe condannare.

Il concetto di vita ha sfaccettature che variano a seconda della cultura e della religione; poichè l’uomo è un animale sociale, io per vita umana intendo la presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • possibilità di gestire il proprio corpo;
  • possibilità di comunicare con gli altri individui.

Senza alcuna di queste possibilità, non considero la vita biologica di un corpo umano come vita umana.
Senza alcuna di queste facoltà, non si può dare nulla a nessuno (chi si ispira alla morale cattolica dovrebbe avere ben chiaro il concetto del “dare”; è strettamente legato al concetto di “amore”).

Io sono laico, quindi non mi permetto di imporre il mio concetto di vita alle persone che mi circondano. Uno stato democratico laico, per definizione, dovrebbe fare lo stesso. In Italia, invece, per compiacere pubblicamente un potere politico ed etico molto forte, si fa l’esatto contrario.

Il potere di morte sulle persone senza permesso di soggiorno, a cui è “suggerito” di non farsi curare in Italia se saranno malati, pena la possibile denuncia alle autorità.

È ovvio che un clandestino malato, prima di entrare in una struttura sanitaria “pubblica”, ci penserà molte volte; molto probabilmente rinuncerà alle cure; possibilmente la sua malattia, se infettiva o contagiosa, si propagherà ad altri individui non necessariamente clandestini (batteri e virus non sono intolleranti); sfortunatamente il clandestino potrà morire della sua malattia e gli altri contagiati spereranno di avere la cittadinanza per potersi curare.

Non sono sicuro che queste regole derivino da preoccupanti derive ideologiche. Forse semplicemente questo governo, non potendo o sapendo risolvere i problemi del Paese, tenta di inseguire gli stati d’animo del suo pubblico per aumentare l’audience.

In entrambi i casi, è “curioso” che queste decisioni siano state prese da chi mette la parola libertà in ogni suo discorso pubblico.

L’anticonsumista

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Per cercare il benessere, l’uomo trasforma le risorse dell’ambiente per produrre ciò di cui necessita.

Questo è un comportamento naturale, che il nostro pianeta è in grado di soddisfare entro certi limiti.

Finchè l’umanità si limitò a “produrre ciò che doveva consumare”, l’equilibrio era soddisfatto.

Con l’era consumistica, una parte dell’umanità ha incominciato a “consumare per produrre”: nell’illusione di uno sviluppo economico infinito, noi persone fisiche siamo diventate gli ingranaggi di una macina tritarifiuti a tutto vantaggio delle persone giuridiche, le imprese, che sono ora la vera specie dominante.
Questi organismi ci inducono a:
- comprare ciò che non ci serve
- fabbricare (per loro conto) oggetti poco durevoli
- sostituire frequentemente e senza ragione i beni che possediamo

Le conseguenze per il nostro ambiente sono:
- una produzione enorme di rifiuti inutilizzabili
- uno sfruttamento del pianeta oltre le sue capacità di sostentarci

Se vogliamo tornare a essere la specie dominante dobbiamo ritrovare l’equilibrio con la Terra, imparando a distinguere ciò che nutre noi da ciò che nutre le persone giuridiche.

Storia antica e non

Ho appena finito di leggere La grecia classica di Domenico Musti, edito da RCS nel 2004 nella collana Storia universale (l’edizione originale è Storia greca, 1989 Laterza).

Premettendo che non sono uno storico, ma un semplice lettore curioso, mi permetto di recensire brevemente questa mia lettura.

I pregi di questo saggio sono:

  • c’è un grande dettaglio nelle notizie archeologiche e storiche, con una ricca bibliografia per eventuali approfondimenti;
  • l’autore fa ipotesi, propone il suo punto di vista, ma presenta anche teorie alternative, eventualmente in modo critico;
  • l’opera mostra chiaramente quanto la conoscenza della storia sia un insieme di teorie affatto accertate e una scienza in continuo divenire.

I difetti, per un “lettore occasionale” come me, sono:

  • l’autore presume di avere di fronte uno studioso di storia greca: gli eventi narrati sono raramente contestualizzati cronologicamente;
  • pur avendo un titolo generico, il trattato è molto focalizzato sulla storia delle forme politiche e sugli eventi prettamente politici e bellici; mancano, o sono a malapena accennate, informazioni sulla musica, la cultura, l’arte e la religione, molto importanti per lo sviluppo della società greca e delle successive;
  • il linguaggio è volutamente forbito e la costruzione dei periodi è complessa, quindi la leggibilità è bassa;
  • il linguaggio tecnico, spesso in greco antico, è raramente spiegato o tradotto;
  • le illustrazioni sono disposte in modo apparentemente casuale, spesso poco attinenti al testo, che infatti non fa quasi mai riferimento ad esse (può dipendere dall’edizione);
  • le didascalie delle illustrazioni sono spesso in greco antico, in caratteri dell’alfabeto greco, senza traduzione;
  • ci sono poche illustrazioni cartografiche (considerando che si parla di luoghi e assetti politici) e le poche che ci sono sono quasi incomprensibili, per qualità grafica e per contenuti (può dipendere dall’edizione).

Fra le analisi che mi hanno colpito, ne pubblicizzo (in modo volutamente spartano) una che mi ha colpito per la sua attualità: quella sulla guerra del Peloponneso.
Sostanzialmente, quella del Peloponneso fu una guerra fra due forme politiche.
potere-di-tutti-vs-potere-d1Da un lato c’era la democrazia fondamentalista di Atene, che aveva “esportato” la sua democrazia in molte città col ferro e col fuoco, creando un impero economicamente notevole. Le città che di volta in volta si ribellavano al sistema democratico imposto erano di volta in volta represse e riportate sotto l’influenza della città egemone. Ricorda qualcosa?

Dall’altro lato, l’oligarchia di Sparta si fece paladina della “libertà” per le città del Peloponneso, che erano ben liete di accodarsi alla sua battaglia, nell’illusione di non cadere poi dall’egemonia ateniese a quella spartana. In realtà il suo fine era quello di impedire alla cultura democratica di instaurarsi permanentemente nel territorio. E questo… ricorda qualcosa?

Alla fine, tutto si è risolto in tirannidi e nel successivo avvento dell’impero macedone.

La storia si ripete, e si ripeterà.

Siamo pronti per il presidenzialismo

Berlusconi, 20 dicembre 2008:

Sono convinto che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare al migliore risultato per il governo del Paese. Sono convinto che l’architettura attuale ci pone dietro gli altri paesi perché non permette di prendere decisioni tempestive e non da poteri al premier che lo rendano incisivo.

Siamo pronti per il presidenzialismo.

La maggioranza è compatta e saldamente affezionata al proprio status; l’opposizione è stata opportunamente screditata o resa inoffensiva; insomma, il Parlamento è ormai un’inutile farsa.

Il controllo dei mezzi d’informazione efficaci (televisione e giornali) è pressochè totale.

La possibilità di accesso ai mezzi d’informazione difficilmente controllabili (internet) è sufficientemente ridotta e ci stiamo attrezzando per imbavagliare anche quelli (ROC).

L’esercito pattuglia già le strade delle città.

Siamo pronti per il presidenzialismo.

Il solito ri-tornello

Nel 2005 l’ATM (Azienda Tramviaria Milanese) incominciò la sostituzione dei vecchi tornelli per l’ingresso e l’uscita dalle stazioni della Metropolitana.

Tornello ATM

Tornello ATM

Agli utenti questa operazione fu venduta come:

  • miglioramento del servizio
  • miglioramento dell’accuratezza dei controlli
  • tecnologia più avanzata

A tre anni dall’inizio del “nuovo corso”, per gli utenti cosa è cambiato?

  • Il servizio è migliorato solo ed esclusivamente nel fatto che i nuovi terminali per la ricarica degli abbonamenti sono diffusi e, quando funzionano, veloci: insomma… ci hanno reso più facile pagare! Va bene. In cambio, la spesa per il cambiamento è pesata probabilmente sulla manutenzione di tutti gli altri sistemi, infatti i treni ora hanno una frequenza di malfunzionamenti semplicemente scandalosa (ed in continuo aumento).
  • L’accuratezza dei controlli avrebbe dovuto essere garantita dal controllo del biglietto anche in uscita; inoltre tutti, anche gli abbonati, avrebbero dovuto passare dai tornelli. La prima idea è stata subito abbandonata, forse perchè ci si è accorti che il blocco all’uscita avrebbe creato disordini vari, peraltro prevedibili. La seconda idea è in atto, con grande fastidio degli abbonati, che, mentre prima avevano un accesso veloce (basato sulla fiducia) alla stazione, ora devono mettersi in coda come tutti gli altri.
  • Ma il vero punto dolente è la tecnologia.
    I nuovi tornelli richiedono agli abbonati di far passare la tessera vicino al sensore per sbloccare il passaggio. Però c’è un eccessivo ritardo dello sblocco della sbarra dopo il riconoscimento della tessera; cosicchè può capitare, e capita spesso quando si ha fretta (e i milanesi ce l’hanno anche quando non serve), di accartocciarsi dolorosamente contro la sbarra.
    Quando la lettura della tessera fallisce, quasi sempre non è possibile rileggerla immediatamente, cosicchè bisogna farsi da parte e far procedere la coda. Di solito corre in aiuto il sensato agente di stazione che, con fare compassionevole e sconsolato, apre un varco d’ingresso per il malcapitato.
    I nuovi tornelli, essendo così all’avanguardia, sono molto delicati; così spesso sono inutilizzabili o in manutenzione.

In conclusione, considerando un sicuro aumento dei costi di manutenzione dei tornelli, un peggioramento complessivo delle prestazioni fornite agli abbonati e un “superlavoro” per l’agente di stazione, la domanda che sorge spontanea è:

“a chi è convenuto il cambiamento del sistema?”

La risposta sorge altrettanto spontanea: “all’azienda che ha l’appalto per l’installazione e soprattutto la manutenzione dei tornelli”, è ovvio.

Meno ovvio è capire chi in ATM ha deciso di mandare avanti il progetto e perchè.

Come si crea una verità

Non sono un professionista, ma voglio cimentarmi anch’io nel montaggio ad arte di una notizia.

Prima di tutto mi procuro il materiale:

  1. L’avviso ai naviganti di Silvio Berlusconi del
  2. in cui suggerisce: “… infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, …”
  3. Il video dei disordini di piazza Navona del 29 ottobre 2008, in cui un poliziotto in uniforme dice a un sedicente manifestante: “… levati Francesco, vai via…” (al minuto 4:00/5:16)

Una verosimile ricostruzione potrebbe essere questa:

Il Presidente del Consiglio, il 22 ottobre 2008,

infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto

Come io vedo il mondo: la libertà

La libertà è la facoltà di pensare e di agire in autonomia, è la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte.

La scelta deve essere:

  • intelligente, in quanto l’azione libera comporta la conoscenza dell’oggetto della deliberazione;
  • spontanea, in quanto la causa della scelta sta in chi la delibera come conseguenza della volontà e non all’esterno, nel qual caso la scelta non sarebbe libera ma necessitata, imposta da cause esterne.

La libertà non può essere illimitata. La necessità della limitazione della libertà dipende dalla natura umana; l’uomo è un animale sociale, che si aggrega a diversi livelli:

  • a livello di specie animale, in contrapposizione all’ambiente in cui vive (il pianeta); questo tipo di aggregazione, nel breve periodo, è statica;
  • a livello di comunità culturale (religiosa, linguistica) o sociale (statuale, tribale, familiare), in contrapposizione alle altre comunità; questi due tipi di aggregazione si intersecano spesso tra di loro, creando squilibri che rendono dinamiche tali comunità.

La libertà delle aggregazioni umane e degli individui deve essere limitata, secondo le seguenti leggi:

  • le scelte della specie umana non devono essere lesive, in modo permanente, dell’ambiente;
  • le scelte delle comunità non devono essere lesive, in modo permanente, dell’insieme delle altre comunità umane, ossia della specie umana;
  • le scelte degli individui non possono essere lesive, in modo permanente, della comunità di cui fanno parte.

La libertà di ledere entità di pari livello (comunità contro comunità, individuo contro individuo) non può essere limitata a priori, ma può essere limitata dalle necessità delle aggregazioni di ordine superiore; così, ad esempio, la libertà di nuocere ad un individuo della propria comunità può essere limitata dalle regole che tale comunità si impone.

La libertà di autolesionismo non può essere limitata in nessun caso. Ogni entità ha totale libertà di agire su sè stessa.

Bagni di folla

Piazza Venezia 10 giugno 1940

Piazza Venezia 10 giugno 1940

Dopo il V-Day, organizzato da Beppe Grillo nel più assoluto silenzio stampa, è il momento per i nostri politici di pubblicizzare a gran voce le manifestazioni di piazza del 20 ottobre contro il precariato.

Non metto in dubbio che i cittadini possano e debbano manifestare la loro contrarietà al lassismo del sistema politico su un problema così grave, che mette in crisi i fondamenti stessi della nostra repubblica (il lavoro e la famiglia), ma…

A cosa serve una manifestazione? A rendere manifesto ai governanti un disagio di cui i cittadini chiedono la soluzione.
Questa manifestazione è invece organizzata e promossa dalle stesse persone che dovrebbero essere destinatarie del messaggio; inoltre sembra che vi parteciperanno anche molti dei più illustri deputati e ministri.
I deputati sono stati votati dagli elettori per portare la voce dei cittadini direttamente in Parlamento, invece si sollazzano a portare la voce del Parlamento in piazza. Forse pensano di avere più forza gridando e firmando autografi sotto uno striscione che argomentando dai loro scranni nei Palazzi della democrazia rappresentativa? O forse si rendono conto di non rappresentare più nessuno se non se stessi?
Se la politica si deve fare per le strade, a cosa servono le costosissime Camere?

L’appello sorge spontaneo:

Onorevoli, lasciate che siano i cittadini a manifestare per sottoporvi i loro problemi; voi onorate il vostro mandato cercando le soluzioni in Parlamento.
Lasciate i bagni di folla al papa, ai dittatori e alle rock-star e tornate a lavorare.