Ah, che bell’è ‘o cafè

Il caffè. Giorgio Maria Griffa

Il caffè. Giorgio Maria Griffa

Se siete degli estimatori del caffè, può darsi che non lo stimiate abbastanza.
Infatti, il caffè tostato non muore nella caffettiera; dopo la produzione dell’aromatica bevanda, si presta a diversi altri usi:

  • deodorante per ambienti: la posa, deposta in una ciotola nel frigorifero o nella scarpiera, assorbe efficacemente gli odori dell’ambiente; non li nasconde sovrapponendovi un altro odore come spesso fanno i deodoranti commerciali, aggiungendo una puzza chimica ad una puzza organica, ma è inodore, come è giusto che un de-odorante sia;
  • abrasivo: la posa è un ottimo abrasivo “dolce” per le pentole: non incide quelle antiaderenti e assorbe i grassi; è un perfetto complemento per un detersivo naturale a base di acido citrico o acetico; con l’aiuto dell’acqua, la sua polvere ripulisce anche le pareti dei tubi di scarico;
  • esfoliante per il corpo: essendo abrasiva, la posa si può usare anche per rendere liscia la pelle, esattamente nello stesso modo di tanti costosi prodotti di bellezza commerciali;
  • nutriente per piante: da sempre i prodotti organici sono utilizzati per arricchire di sostanze nutritive il terreno adibito alle colture; la posa del caffè è ideale per le piante casalinghe, dato che non produce odori sgradevoli.

Non lamentatevi del prezzo del caffè: non c’è scritto sulla confezione, ma insieme avete comprato un intero arsenale di prodotti per la casa e per il corpo, senza la plastica e il design delle confezioni e il costo aggiuntivo della pubblicità.

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Storia antica e non

Ho appena finito di leggere La grecia classica di Domenico Musti, edito da RCS nel 2004 nella collana Storia universale (l’edizione originale è Storia greca, 1989 Laterza).

Premettendo che non sono uno storico, ma un semplice lettore curioso, mi permetto di recensire brevemente questa mia lettura.

I pregi di questo saggio sono:

  • c’è un grande dettaglio nelle notizie archeologiche e storiche, con una ricca bibliografia per eventuali approfondimenti;
  • l’autore fa ipotesi, propone il suo punto di vista, ma presenta anche teorie alternative, eventualmente in modo critico;
  • l’opera mostra chiaramente quanto la conoscenza della storia sia un insieme di teorie affatto accertate e una scienza in continuo divenire.

I difetti, per un “lettore occasionale” come me, sono:

  • l’autore presume di avere di fronte uno studioso di storia greca: gli eventi narrati sono raramente contestualizzati cronologicamente;
  • pur avendo un titolo generico, il trattato è molto focalizzato sulla storia delle forme politiche e sugli eventi prettamente politici e bellici; mancano, o sono a malapena accennate, informazioni sulla musica, la cultura, l’arte e la religione, molto importanti per lo sviluppo della società greca e delle successive;
  • il linguaggio è volutamente forbito e la costruzione dei periodi è complessa, quindi la leggibilità è bassa;
  • il linguaggio tecnico, spesso in greco antico, è raramente spiegato o tradotto;
  • le illustrazioni sono disposte in modo apparentemente casuale, spesso poco attinenti al testo, che infatti non fa quasi mai riferimento ad esse (può dipendere dall’edizione);
  • le didascalie delle illustrazioni sono spesso in greco antico, in caratteri dell’alfabeto greco, senza traduzione;
  • ci sono poche illustrazioni cartografiche (considerando che si parla di luoghi e assetti politici) e le poche che ci sono sono quasi incomprensibili, per qualità grafica e per contenuti (può dipendere dall’edizione).

Fra le analisi che mi hanno colpito, ne pubblicizzo (in modo volutamente spartano) una che mi ha colpito per la sua attualità: quella sulla guerra del Peloponneso.
Sostanzialmente, quella del Peloponneso fu una guerra fra due forme politiche.
potere-di-tutti-vs-potere-d1Da un lato c’era la democrazia fondamentalista di Atene, che aveva “esportato” la sua democrazia in molte città col ferro e col fuoco, creando un impero economicamente notevole. Le città che di volta in volta si ribellavano al sistema democratico imposto erano di volta in volta represse e riportate sotto l’influenza della città egemone. Ricorda qualcosa?

Dall’altro lato, l’oligarchia di Sparta si fece paladina della “libertà” per le città del Peloponneso, che erano ben liete di accodarsi alla sua battaglia, nell’illusione di non cadere poi dall’egemonia ateniese a quella spartana. In realtà il suo fine era quello di impedire alla cultura democratica di instaurarsi permanentemente nel territorio. E questo… ricorda qualcosa?

Alla fine, tutto si è risolto in tirannidi e nel successivo avvento dell’impero macedone.

La storia si ripete, e si ripeterà.

Siamo pronti per il presidenzialismo

Berlusconi, 20 dicembre 2008:

Sono convinto che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare al migliore risultato per il governo del Paese. Sono convinto che l’architettura attuale ci pone dietro gli altri paesi perché non permette di prendere decisioni tempestive e non da poteri al premier che lo rendano incisivo.

Siamo pronti per il presidenzialismo.

La maggioranza è compatta e saldamente affezionata al proprio status; l’opposizione è stata opportunamente screditata o resa inoffensiva; insomma, il Parlamento è ormai un’inutile farsa.

Il controllo dei mezzi d’informazione efficaci (televisione e giornali) è pressochè totale.

La possibilità di accesso ai mezzi d’informazione difficilmente controllabili (internet) è sufficientemente ridotta e ci stiamo attrezzando per imbavagliare anche quelli (ROC).

L’esercito pattuglia già le strade delle città.

Siamo pronti per il presidenzialismo.