Processo di produzione audiovisiva casalinga

Condizioni al contorno

Ho appena incominciato la sperimentazione di una squadra di software per il montaggio audiovisivo. In passato ebbi un po’ di esperienza con Adobe Premiere, After Effects e Encore DVD, ma questa volta ho voluto affrontare l’impresa usando esclusivamente software libero.

Guardandomi in giro, mi imbatto in Lightworks, un programma professionale rilasciato recentemente, in versione beta, come libero e open source: perfetto per farsi tanto male… mi piace! Naturalmente ho scoperto poi di aver bisogno di diversi altri strumenti.
Il punto di partenza del processo è l’acquisizione con i seguenti dispositivi a mia disposizione:
  • smatphone HTC Tattoo: aquisisce in formato 320×240 usando il contenitore 3gp con framerate variabile;
  • macchina fotografica Canon Digital IXUS 85IS: acquisisce in formato 640×480 usando la codifica MJPEG a 30 fps;
  • videocamera Sony Handycam DCR-HC19E PAL: acquisisce in formato PAL 4:3 o 16:9 su cassetta miniDV.
L’ambiente di lavoro è MS Windows 7 a 64 bit.

Il punto di arrivo è la visualizzazione da:

  • smartphone HTC Tattoo;
  • riproduttore Philips Home Theater System HTS3164 (con televisore 16:9): riproduce DVD e DivX e supporta audio AC3 e DTS.

Sperimentazione

Il primo problema da considerare è che Lightworks è un programma professionale che si è appena affacciato al grande pubblico amatoriale, quindi utilizza come formati di acquisizione i formati standard per il broadcasting e il cinema: PAL, NTSC, HD 720, HD 1080; i contenitori gestiti sono AVI e Quicktime con le compressioni DV, MPEG 2 e una caterva di formati professionali a me sconosciuti. Fine. Niente MPEG4, DivX, Theora … ahi!
Nessun problema con la Handycam, che è riconosciuta e correttamente controllata nel processo di acquisizione: l’unica difficoltà è che Windows 7 non permette l’uso dell’interfaccia USB per l’acquisizione video (e neanche Lightworks, figurarsi!), quindi è necessario usare la IEEE 1394 (anche nota come Firewire o iLink): meglio, dato che quest’ultima è anche superiore in termini di qualità del segnale.
La IXUS ha una qualità del video un po’ inferiore a quella della Handycam (e vorrei vedere, è una macchina fotografica!), ma il formato MJPEG è direttamente importabile in Lightworks. Però, siccome registra a 30 fps, Lightworks permette di importare i metraggi solo in formato NTSC o HD, perchè tale velocità non è prevista per PAL (che, per combinazione, è il formato che devo usare io): importo in HD 720, pur sapendo che il passaggio da 640×480 a 1024×720 necessiterà di un ricampionamento.
Il Tattoo ha una risoluzione molto più bassa del PAL e un framerate variabile fra circa 5 e 16 fps, oltre ad un’ottica molto “economica” e nessuna possibilità di regolazione in fase di ripresa: non mi aspetto risultati esaltanti; inoltre il contenitore 3gp appartiene ad un pianeta sconosciuto a Lightworks. Mi necessita un convertitore: dopo averne provati diversi la mia scelta cade su ffcoder, che usa K-Lite Codec Pack e Avisynth; forse non è la scelta ottimale, perché scopro in seguito che sul mio sistema operativo il programma non riesce a configurare i codec VFW per il contenitore AVI (che, guarda caso, sono proprio quelli utilizzati da Lightworks). Per risolvere questo problema, installo anche Virtualdub, che può usare i codec VfW ma non legge i 3gp. Nessuno dei due programmi da solo può convertire da 3gp ai codec Matrox usati da Lightworks, ma posso usarli insieme usando un formato comune di trasferimento. Comunque Virtualdub è utile anche per l’applicazione di filtri, quali Deshaker (stabilizzatore video), che per le riprese con il Tattoo si rivelerà salvifico.

Lightworks ha una curva di apprendimento piuttosto ripida, perché pur avendo un’interfaccia utente molto pulita e flessibile, usa un linguaggio professionale e un paradigma di montaggio che è sicuramente intuitivo per i professionisti del settore (quelli che lavoravano con le forbici e le pellicole), ma è diverso dagli altri NLE più diffusi. Il manuale utente è anch’esso rivolto ai professionisti, quindi poco masticabile per un novizio, ma, in compenso il forum del sito è molto vivo, ricco e popolato da personaggi piuttosto esperti; inoltre ci sono nella rete diversi filmati di apprendimento che mostrano le caratteristiche principali del programma e sono sufficienti per incominciare a lavorare.
Stimolato dal forum, integro Wax come plugin di Lightworks per provare un po’ di effetti speciali, ma rimango un po’ deluso: l’interfaccia utente, pur abbastanza semplice e classica, non permette operazioni banali come lo zoom sulle timeline o l’inserimento da tastiera dei valori dei vari effetti, rendendosi di difficile ed impreciso utilizzo. In pratica, non riesco a creare correttamente né una transizione, né un effetto speciale: spero in una prossima evoluzione. Diversamente da Lightworks, le risorse per imparare ad usarlo sono piuttosto povere.
Per tentativi e con forum sul comodino riesco a produrre un paio di filmati. Al momento dell’esportazione sono un po’ imbarazzato nello scegliere il codificatore di uscita. Naturalmente, neanche a dirlo, Lightworks esporta solo nei formati e nelle codifiche già elencate per la fase di importazione. Ma ormai la strada è in discesa: basta ripercorrere al contrario la strada in salita dell’andata. Quindi, con Virtualdub esporto in DivX 720×404 (pur arrivando il PAL a 768×576, più di 720 sembra che il mio home theater non supporti) e in AVI non compresso: quest’ultimo è trasformato in e MPEG 2 (PAL Widescreen) e 3gp 320×240 con bande orizzontali mediante ffcoder.

Conclusioni

La prima evidenza scaturita da questa esperienza è (non ci vuole Kubrick per scoprirlo) che il Tattoo è assolutamente inadeguato. Penso che la prossima volta che mi appresterò ad usarlo per riprendere le evoluzioni di mia figlia sarò preso da brividi di paura. Una buona ripresa con la Handycam o al limite la IXUS è un buon punto di partenza per sentirsi a proprio agio nelle successive fasi di produzione.
Virtualdub era un mio vecchio amico e continua ad esserlo, perché non fa molto, ma il poco che fa lo fa molto bene: applicazione di filtri e conversione di formato e codifica sono semplici ed efficaci.
Sono stato deluso dall’incapacità di ffcoder di esportare in AVI VfW; per il 3gp e MPEG 2 invece nulla da eccepire.

La prima caratteristica di Lightworks che mi ha colpito è la conservazione di tutto il lavoro fatto anche in caso di crash (d’altra parte è una beta): è una balla sorpresa scoprire di non aver perso niente dopo uno spaventoso “errore critico”. Se all’inizio mette un po’ di soggezione il suo approccio personale al montaggio, basta entrare un po’ in intimità per restarne affascinati: dà l’impressione di saper fare cose che noi umani (neanche quelli che hanno scritto il manuale) non possiamo neanche immaginare.

WAX… mah, c’è chi ne parla entusiasticamente, chi meno. Io non sono riuscito ad usarlo efficacemente come plugin di Lightworks. L’impossibilità di ingrandire l’area di lavoro nella timeline, quando si deve lavorare con precisione, è una grave pecca; ancora peggio l’impossibilità di scrivere (con la tastiera) dati numerici nelle caselle di testo delle regolazioni degli effetti, ma l’obbligo di ottenere “172,34” facendo scorrere il mouse intorno alla casella: impossibile. Inoltre, anche dopo essere riuscito a creare un effetto approssimativamente come volevo io, la sua applicazione nell’edit di Lightworks era scorretta.
Insomma, posso dire che il risultato di questa esperienza è soddisfacente, ma migliorabile.
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