Storia antica e non

Ho appena finito di leggere La grecia classica di Domenico Musti, edito da RCS nel 2004 nella collana Storia universale (l’edizione originale è Storia greca, 1989 Laterza).

Premettendo che non sono uno storico, ma un semplice lettore curioso, mi permetto di recensire brevemente questa mia lettura.

I pregi di questo saggio sono:

  • c’è un grande dettaglio nelle notizie archeologiche e storiche, con una ricca bibliografia per eventuali approfondimenti;
  • l’autore fa ipotesi, propone il suo punto di vista, ma presenta anche teorie alternative, eventualmente in modo critico;
  • l’opera mostra chiaramente quanto la conoscenza della storia sia un insieme di teorie affatto accertate e una scienza in continuo divenire.

I difetti, per un “lettore occasionale” come me, sono:

  • l’autore presume di avere di fronte uno studioso di storia greca: gli eventi narrati sono raramente contestualizzati cronologicamente;
  • pur avendo un titolo generico, il trattato è molto focalizzato sulla storia delle forme politiche e sugli eventi prettamente politici e bellici; mancano, o sono a malapena accennate, informazioni sulla musica, la cultura, l’arte e la religione, molto importanti per lo sviluppo della società greca e delle successive;
  • il linguaggio è volutamente forbito e la costruzione dei periodi è complessa, quindi la leggibilità è bassa;
  • il linguaggio tecnico, spesso in greco antico, è raramente spiegato o tradotto;
  • le illustrazioni sono disposte in modo apparentemente casuale, spesso poco attinenti al testo, che infatti non fa quasi mai riferimento ad esse (può dipendere dall’edizione);
  • le didascalie delle illustrazioni sono spesso in greco antico, in caratteri dell’alfabeto greco, senza traduzione;
  • ci sono poche illustrazioni cartografiche (considerando che si parla di luoghi e assetti politici) e le poche che ci sono sono quasi incomprensibili, per qualità grafica e per contenuti (può dipendere dall’edizione).

Fra le analisi che mi hanno colpito, ne pubblicizzo (in modo volutamente spartano) una che mi ha colpito per la sua attualità: quella sulla guerra del Peloponneso.
Sostanzialmente, quella del Peloponneso fu una guerra fra due forme politiche.
potere-di-tutti-vs-potere-d1Da un lato c’era la democrazia fondamentalista di Atene, che aveva “esportato” la sua democrazia in molte città col ferro e col fuoco, creando un impero economicamente notevole. Le città che di volta in volta si ribellavano al sistema democratico imposto erano di volta in volta represse e riportate sotto l’influenza della città egemone. Ricorda qualcosa?

Dall’altro lato, l’oligarchia di Sparta si fece paladina della “libertà” per le città del Peloponneso, che erano ben liete di accodarsi alla sua battaglia, nell’illusione di non cadere poi dall’egemonia ateniese a quella spartana. In realtà il suo fine era quello di impedire alla cultura democratica di instaurarsi permanentemente nel territorio. E questo… ricorda qualcosa?

Alla fine, tutto si è risolto in tirannidi e nel successivo avvento dell’impero macedone.

La storia si ripete, e si ripeterà.

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Bagni di folla

Piazza Venezia 10 giugno 1940

Piazza Venezia 10 giugno 1940

Dopo il V-Day, organizzato da Beppe Grillo nel più assoluto silenzio stampa, è il momento per i nostri politici di pubblicizzare a gran voce le manifestazioni di piazza del 20 ottobre contro il precariato.

Non metto in dubbio che i cittadini possano e debbano manifestare la loro contrarietà al lassismo del sistema politico su un problema così grave, che mette in crisi i fondamenti stessi della nostra repubblica (il lavoro e la famiglia), ma…

A cosa serve una manifestazione? A rendere manifesto ai governanti un disagio di cui i cittadini chiedono la soluzione.
Questa manifestazione è invece organizzata e promossa dalle stesse persone che dovrebbero essere destinatarie del messaggio; inoltre sembra che vi parteciperanno anche molti dei più illustri deputati e ministri.
I deputati sono stati votati dagli elettori per portare la voce dei cittadini direttamente in Parlamento, invece si sollazzano a portare la voce del Parlamento in piazza. Forse pensano di avere più forza gridando e firmando autografi sotto uno striscione che argomentando dai loro scranni nei Palazzi della democrazia rappresentativa? O forse si rendono conto di non rappresentare più nessuno se non se stessi?
Se la politica si deve fare per le strade, a cosa servono le costosissime Camere?

L’appello sorge spontaneo:

Onorevoli, lasciate che siano i cittadini a manifestare per sottoporvi i loro problemi; voi onorate il vostro mandato cercando le soluzioni in Parlamento.
Lasciate i bagni di folla al papa, ai dittatori e alle rock-star e tornate a lavorare.