Prevenire i rifiuti

Montagna di rifiuti

Rifiuti evitabili

In questi giorni si parla nuovamente, come prevedibile, dei rifiuti di Napoli.
Mi rattrista sentire che, a parte l’ovvio scaricabarile delle responsabilità, le soluzioni di cui tutti parlano sono le solite: discariche e inceneritori. Tutti dimenticano, o fingono di dimenticare, che queste soluzioni sono solo l’extrema ratio: l’inceneritore e la discarica dovrebbero essere utilizzati solo per quella frazione di rifiuti che non è possibile trattare altrimenti.

Le direttive europee sono molto più serie dell’approccio all’italiana, quindi prevedono una serie di passaggi che i mediocri (non voglio pensar male) politici nostrani non sembrano neanche prendere in considerazione. I “nostri” si fermano alla raccolta differenziata, che interpretano di solito come un modo per separare ciò che va in discarica da ciò che va all’inceneritore.

Io invece mi voglio soffermare sul primo punto della direttiva europea: la prevenzione. Prevenire significa ridurre il problema alla radice, evitare che i rifiuti si producano: il famoso slogan “rifiuti zero“. Per realizzare quest’utopia almeno in parte serve la collaborazione dei cittadini e delle imprese, ovviamente indirizzati dallo Stato e dall’Europa.

Ora io vorrei lanciare un’idea che potrebbe aiutare a convincere cittadini e imprese a produrre meno rifiuti: convertire una parte dell’IVA (imposta sul valore aggiunto) in IRA (imposta sul rifiuto aggiunto).

L’IRA potrebbe essere un’imposta graduale, dipendente dalla quantità e dalla qualità degli imballaggi delle merci scambiate. La gradualità dell’imposta si potrebbe basare sulle seguenti categorie:

  1. merce non imballata e completamente consumabile (non si butta via niente): imposta nulla;
  2. merce non imballata ma non completamente consumabile, riutilizzabile;
  3. merce non imballata ma non completamente consumabile, monouso;
  4. merce imballata con materiali differenziabili e biodegradabili (ad esempio, sacchetto di carta);
  5. merce imballata con materiali differenziabili non biodegradabili (confezione di plastica);
  6. merce imballata con materiali non differenziabili (confezione di materiali misti); massima imposta.

Una imposta così abbozzata inciderebbe sul prezzo delle merci per i consumatori finali, rendendo più convenienti i prodotti meno “arricchiti” di rifiuti; i distributori sarebbero a loro volta indotti a preferire tali prodotti; il mercato farebbe il resto.

Le imprese coinvolte nel confezionamento delle merci ne sarebbero colpite. I proventi dell’IRA potrebbero nutrire un fondo creato per finanziare le imprese del settore che vogliano riconvertire la propria attività.

Le conseguenze positive sarebbero:

  • riduzione della quantità di rifiuti da gestire;
  • facilitazione della raccolta differenziata da parte dei cittadini e riduzione dei suoi costi per le amministrazioni locali;
  • riduzione del prezzo finale delle merci “virtuose”, che godrebbero di un’imposta globale (IVA + IRA) ridotta;
  • rieducazione dei consumatori al vero valore delle merci che acquistano.

Insomma, ridurre i rifiuti riducendo le tasse… non è male come slogan alternativo.

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